giovedì, 21 settembre 2017

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Giornale: IL CORRIERE LAZIALE del 4/5/2011


Kata: Breve Storia

La parola “Kata” tradotta letteralmente significa “forma” o “modello”. Nella loro espressione più evidente ed immediata i Kata servono a tramandare il karate di generazione in generazione dato che raccolgono al loro interno l’insieme delle tecniche di lotta di questa arte marziale. Sono, quindi, una specie di enciclopedia visiva e pratica . I Kata sono stati creati molto tempo fa (alcuni hanno tre o quattro secoli di vita) da grandi Maestri del passato i quali hanno voluto raccogliere in un Kata le loro dirette esperienze fatte quando i combattimenti di karate (che all’epoca non si chiamava così) erano questione di vita o di morte. Il Kata consentiva (e consente tuttora), una volta appreso, di poter poi praticare le tecniche anche da soli. I vari stili di Karate hanno elaborato , nel corso del tempo, un gran numero di Kata che, però, sono quasi tutti riconducibili ad un ristretto numero di Kata originari provenienti dalla Cina. Nello stile Wado-ryu i Kata di base (i cinque Kata Pinan) sono molto simili ai Kata di base dello Shotokan (cinque Kata Heian) e questo deriva dal fatto che il Maestro Hironori Otsuka, fondatore del Wado-ryu, era stato allievo del grande Maesto Gichin Funakoshi fondatore dello stile Shotokan. Il Maestro Funakoshi (1868-1957) era a sua volta erede diretto della antica tradizione del karate e si trovò, per condizioni storiche e personali, ad essere il protagonista del passaggio del karate da una tradizione arcaica e segreta ad uno sviluppo di attività di massa (non ancora definibile come “sport”).

Negli anni a cavallo tra la fine dell’ 800 e l’inizio del ‘900 i medici militari che lavoravano nell’arcipelago di Okinawa si accorsero che alla visita di leva si presentavano alcuni giovani che avevano un’ottima forma fisica e che questa era dovuta al fatto che erano praticanti di karate (arte marziale di origine cinese sviluppatasi poi nelle isole di Okinawa). Quell’arte veniva praticata da una cerchia ristretta di persone e, in alcuni casi, quasi in segreto. L’ Amministrazione dell’arcipelago decise di inserire l’insegnamento del Karate nelle scuole come materia di educazione fisica finalizzata all’ottenimento di una gioventù fisicamente prestante e per accentuarne lo spirito combattivo. A quel punto ci si accorse che i Kata praticati fino ad allora non erano adatti per essere insegnati a dei bambini essendo molto complessi e molto spietati (il Karate serviva per uccidere e alcune tecniche erano estremamente truci). Fu il Maestro Anko Itosu (1830-1915) a creare i primi Kata di base scomponendo i Kata superiori e depurandoli delle tecniche più crude. Il Karate restava, però, un fenomeno ristretto solo all’arcipelago di Okinawa che, entrata a far parte del Giappone solo nel 1879 e distante 1.500 chilometri da Tokio, viveva in una realtà un po’ lontana da quella della madrea patria. Fu all’inizio degli anni Venti che il Maestro Funakoshi fu invitato a Tokio da Igoro Kano (fondatore del Judo) per partecipare ad una dimostrazione di arti marziali alla presenza dell’ Imperatore. I giapponesi scoprirono così il karate, ne furono profondamente impressionati e l’insegnamento si propagò in modo molto rapido grazie anche all’entusiasmo di consistenti gruppi di studenti universitari nipponici. Sulla scia di questo sviluppo impetuoso accadde che alcuni Maestri che erano stati allievi di Funakoshi finirono col creare nuovi stili e, di conseguenza, nuovi Kata.

Il Maestro Otsuka creò lo stile Wado-ryu, riprese i cinque Kata di base dello Shotokan, gli restituì il nome originario cinese (Pinan invece che Heian) e li modificò in alcuni passaggi. Oltre ai Pinan decise di includere nel suo stile anche alcuni Kata “storici” e scelse Kushanku, Naihanchi, Seishan e Chinto. Solo in seguito fu deciso di aggiungere Jitte, Jion, Niseishi, Bassai, Wanchu, Rohai, Suparimpei, Unsu e Kumpu.

Carlo Cecchini